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"Storia di Poiana, storie di paese"

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Oltre al Brunialti, abbiamo un’altra traccia del periodo risorgimentale: nel giugno del 1848 infatti, il II° corpo dell’armata austriaca, avanzando da Mossano, aveva poi passato il Bacchiglione a Montegalda giungendo a tagliare la linea ferroviaria nei pressi della stazione di Poiana. Per tornare a tempi a noi più vicini, c’è la bella storia di un bambino e di un nonno “adottato”; Roberto era un bambino vivace ma taciturno e fu grazie alla frequentazione con Ernesto e chiamandolo nonno, che incominciò a parlare speditamente. È stata una lunga amicizia, conclusa solo con la morte di Ernesto; ormai incurvato dagli anni, questi aveva infatti raggiunto le novanta stagioni. Ernesto è stato tra i “padri fondatori” della nostra scuola materna e gli è stata dedicata anche una speciale menzione.

Altra figura di vecchio che aveva colpito l’immaginario del bambino Roberto, era quella di “Michelon”; durante la sua vita aveva esercitato la professione di falegname, ora era anziano e si dilettava a sbrigare piccoli lavori. Aveva promesso, a Roberto che gli avrebbe fatto una piccola sedia impagliata; i giorni passavano e della sospirata sedia, neanche l’ombra; allora e si era d’inverno, Roberto decise che sarebbe andato da “Michelon” a ricordargliela. E con l’incoscienza dei suoi quattro, cinque anni, prese “la caresà” e si incamminò. Di quella fredda e nebbiosa giornata, ricordo il grande spavento preso dai famigliari e un principio di assideramento per il piccolo Roberto.

 

Per tornare alla stazione di Poiana, un ricordo speciale va alla figura di un capostazione che è ancora nella memoria delle persone più “grandi”; Giorgio Scarsato infatti è ricordato per l’autorevolezza e il carisma che emanava.

Era arrivato a Poiana nel 1951 e diresse la stazione per circa un ventennio. La stazione era tenuta con grande decoro, fiori e piante l’abbellivano e la fontanella con i pesci rossi era meta dei bambini. Sua moglie Luigina poi, essendo sarta si vestiva lei e la figlia con classe perché le sue abilità di cucito le permettevano di copiare i modelli alla moda che le riviste mostravano: ricordo un taglierino stile “Chanel” bianco e nero!

Comunque, per chi non aveva una brava sarta a cui affidarsi, le occasioni per comperare qualche capo di vestiario nuovo, era dato dalle ricorrenze quali: la Pasqua, Natale e qualche invito a cerimonie come i matrimoni, ecc… . Nella dote poi, delle giovani spose non poteva mancare il soprabito, il tailleur e il cappotto nuovo.

  Poi un bell’abito era d’obbligo per il giorno del matrimonio, dato che ci si cambiava dopo la cerimonia in chiesa; eh sì per il pranzo di nozze si smetteva il candido abito fatto fare dalla sarta di fiducia e a lungo sognato e si indossava un capo elegante che accompagnava la sposina durante il pranzo di nozze. Qualche volta, sotto il bianco vestito, strette fasce nascondevano un dolce segreto che, se di pubblico dominio, avrebbero causato imbarazzo e chiacchiere malevoli alla ragazza e alla di lei famiglia. Quando poi nasceva il bambino, naturalmente in anticipo coi empi, si diceva che era nato “settimino”. La consuetudine di far sposare con un matrimonio “riparatore” i fidanzati incappati in un “incidente di percorso”, era molto diffusa. Queste unioni affrettate però non sempre potevano darsi riuscite!
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