Bevadoro è una parrocchia molto antica. Probabilmente già prima dell’anno Mille esisteva sul nostro territorio una piccola cappella dipendente dalla pieve di Santa Maria.
Dalla pieve i preti del tempo raggiungevano i villaggi sparsi tra i campi per annunciare il vangelo e celebrare i sacramenti.
Poi, un po’ alla volta le cappelle diventavano autonome e qualche prete si fermava a vivere stabilmente nel villaggio.
Anche le pievi erano nate così, con alcuni preti che partivano dalla cattedrale per evangelizzare la campagna, e un po’ alla volta riuscivano a creare una struttura abbastanza solida da poter diventare autonoma. Il segno dell’autonomia era la concessione del vescovo a erigere il fonte battesimale, così da poter amministrare il sacramento del battesimo sul luogo.
Prima della creazione delle parrocchie, e anche durante il loro primo sviluppo, la vita di fede si svolgeva per lo più attorno ai monasteri presenti nelle campagne, i cui monaci contribuirono molto a bonificare le zone paludose della pianura con la creazione di canali e fossi di scolo delle acque.
Don Olinto Revrena, che nel 1960 scrisse un opuscolo sulla storia della nostra parrocchia, sostiene che in località Scalona anticamente esistesse un monastero.
A Bevadoro esisteva in realtà anche un’altra chiesa, dedicata a San Giovanni Battista, e retta dai Cavalieri Templari, un ordine religioso-militare nato ai tempi delle crociate. La chiesa di Bevadoro comprendeva anche un ostello per i pellegrini che si dirigevano verso i luoghi santi. In questo ostello i viandanti potevano passare la notte al sicuro.
La chiesa di San Giovanni, demolita nel 1777 e successivamente ricostruita, venne poi sconsacrata e diventò l’officina del fabbro. Oggi è del tutto scomparsa. Si trovava nell’attuale piazza del paese (detta la “Crosera”, cioè il crocevia, da cui il nome di via Crosara), dove oggi abita la famiglia Gottardo.
Il primo documento ufficiale giunto fino a noi in cui si parli di Bevadoro risale al 1297. All’epoca la parrocchia esisteva già, anche se non sappiamo se ci fosse un prete residente. Probabilmente fin dal suo sorgere la parrocchia è stata dedicata a San Leonardo, un eremita franco nato in Gallia e vissuto probabilmente nelle foreste di Noblac, nella zona di Limoges. Di questo santo si sa poco, ma la tradizione afferma che abbia avuto dal re Clodoveo (assieme al vescovo di Reims, che lo aveva battezzato) il permesso di liberare quanti si trovassero in schiavitù. Per questo è riconosciuto come patrono dei carcerati. Anche il bassorilievo sopra il portale della chiesa parrocchiale ritrae San Leonardo nell’atto di rompere le catene a un prigioniero.
L’antica chiesa di San Leonardo, culla della parrocchia, si trovava dove oggi è il cimitero. O meglio, come per tutte le chiese dell’epoca, era il cimitero a circondare la chiesa. L’usanza era infatti quella di seppellire i cristiani in terra sacra (da cui la parola “sagrato”), quindi attorno alla chiesa. Negli anni 1824-1828, dato che la zona di maggior passaggio era quella della “Crosera”, dove c’era anche la chiesa di San Giovanni, i parrocchiani di allora decisero di costruire una chiesa nuova (quella attuale) abbandonando la vecchia, che venne poi demolita. Di quella chiesa rimane la pala d’altare restaurata pochi anni fa e collocata sopra il tabernacolo (raffigura la Madonna tra San Leonardo e Sant’Antonio, con Gesù Bambino e il piccolo Giovanni Battista). Anche gli altari oggi dedicati a San Giuseppe e alla Madonna del Rosario, che risalgono al ‘700, sono stati smontati dalla vecchia chiesa prima della demolizione e rimontati nella nuova, dove sono ora.
Bevadoro è stato per molto tempo un comune autonomo, e in documenti del ‘700 è citato come Comune di Bevador (l’aggiunta della “o” finale è tutto sommato recente, forse un tentativo di italianizzarne il nome).
Un comune dell’epoca non aveva molto a che vedere con la realtà amministrativa che conosciamo oggi, ma ciò indica comunque che il villaggio godeva di una sua forma di autonomia, e poteva eleggere i suoi governanti.
Negli ultimi quattro secoli Bevadoro ha condiviso spesso la vita religiosa con Campodoro (che fino al 1867 si chiamava Campolongo). Anche se l’istituzione dell’unità pastorale nel 2002 è potuta sembrare la fine di un’epoca di autonomia che durava da sempre, in realtà la situazione è ben diversa. Nel 1604, ad esempio, un certo padre Maffeo Costantini si occupava di entrambe le comunità, che quindi non avevano un parroco proprio. Ancora, nel 1676 moriva don Alessandro Valle, che aveva il titolo di “Parochus Campolungi et Bibatorii”. Il suo successore, don Lorenzo Lazari, morto nel 1710, ebbe il titolo di Arciprete di Bevadoro e Campolongo. E così fu per i successori, che vivevano a volte in un paese e a volte nell’altro, aiutati da alcuni cappellani. È solo nel 1865, anno in cui Campolongo diventa una parrocchia del tutto indipendente, che il parroco di allora assume il titolo di Arciprete di Bevadoro e le due parrocchie iniziano a fare vita totalmente autonoma. Quindi neanche 150 anni fa.
Oggi, con l’unità pastorale comprendente anche Pojana di Granfion (che è una parrocchia antica come Bevadoro, sorta anch’essa dalla pieve di Santa Maria), si torna per certi aspetti all’organizzazione di un tempo.
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