Don Attilio Manfron (Castelgomberto 1925 - Vicenza 2008)
Don Attilio Manfron è arrivato a Bevadoro nell'autunno del 1982. Fin dal suo ingresso, in molti hanno intuito che con lui il rapporto tra parrocchiani e parroco sarebbero stati diversi che in precedenza. Apparentemente timido e riservato, ha accettato senza entusiasmi il programma del suo primo giorno da arciprete. L'appuntamento con la Fuego , l'auto che lo avrebbe portato in paese era stato fissato a Rubàno, presso l'allora convento dei domenicani. Mentre i frati lo aspettavano all'interno, lui stava in attesa solitaria con la sua Fiat 126 blu lungo il viale di accesso. Non amava dipendere dagli altri, né tanto meno dai progetti che gli altri avevano su di lui.
Una volta insediato, molti adulti hanno faticato a rapportarsi con lui. E molti, ma non tutti, dopo un po' hanno gettato la spugna. Chi ha avuto la pazienza di aspettare e di credere in quell'uomo così particolare, ha avuto la possibilità di scoprire un adulto d'altri tempi, un compagno di strada, una guida sicura (... continua. Clicca qui per aprire la versione integrale della testimonianza di Lago Davide)
Poesia inedita
scritta da don Attilio
- camposcuola ACR a Calalzo, 1992 -
(durante un'escursione era caduto e si era fatto male al polso) fonte: Marcolongo Luciana
Il suo saluto di commiato alla comunità di Bevadoro
- 6 novembre 1993 - clicca sul microfono per ascoltarlo nella versione originale
- file mp3, 3,29Mb -
Ora, vi saluto, cari amici di Bevadoro, vi saluto ma non vi lascio.
... sento non solo di salutarvi, ma anche di ringraziarvi.
Perché non avrei imparato a fare ciò che ho fatto in questi undici anni se non ci foste stati voi ad accogliermi, quei ragazzi che adesso sono gli animatori, gli educatori;
e voi adulti imparate, anche voi, dai giovani come ho imparato anch'io a camminare insieme, a stare insieme, a tentar di cantare insieme, a ricevere la novità insieme, a gustare le gioie che essi trovano insieme, nello stesso tempo, con quella identità di persona che si confà alla nostra età ma anche alla nostra giovinezza spirituale, e nello stesso tempo adattandoci a chiedere sacrifici e anche a dare qualche nocciola, qualche caramella diremmo noi oggi, qualche cioccolatino a questi giovani che crescono.